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    "Un prezioso reperto "
   
Certificato Palombaro Gianni    In occasione della VIª edizione del Premio Internazionale Artiglio la Fondazione Artiglio Europa ha donato al Museo della Marineria un prezioso reperto: l’originale Certificato da palombaro di Alberto Gianni. Il Certificato, è un piccolo libretto riportante i dati di Alberto Gianni da cui si apprende che durante il periodo militare ha frequentato la R.Scuola Torpedinieri del Varignano. Nel libretto della R.Marina si certifica anche che l’allievo torpediniere Gianni Alberto, matricola 73128, “ha dato prova di saper lavorare da palombaro e di poter resistere alla profondità di metri venti e più, per cui, a norma delle vigenti disposizioni, gli viene concesso il presente certificato registrato al n.1182 alla Regia Scuola dei Torpedinieri. La data del rilascio è il 15 settembre 1912.
   Questo libretto fu donato alla Fondazione da parte dei nipoti del Gianni, il 10 maggio 2008, e la Fondazione lo ha donato al Museo della Marineria, l'11 giugno 2011.
   Per il periodo da militare il Gianni vi ha riportato sopra, di suo pugno, il nome della nave, la località, la data e l’ora dell’immersione , dell’emersione e la profondità raggiunta. A fianco il tipo di lavoro eseguito e la somma spettante al palombaro.
   Quindici giorni dopo aver lasciato la Scuola, il 30 settembre, è a Taranto per riparazioni a 22 metri di profondità alla R.N.Napoli. Poi a Gaeta, Siracusa, Augusta e in altri porti e su altre navi. Con la guerra di Libia, Gianni è a Bengasi sulla R.N.Regina Elena ( da dove viene chiamato per riparare una grossa falla all’incrociatore Saint-Bon) e Tobruk. Ritorna in Italia e continua la sua peregrinazione da un porto all’altro a riparare danni subacquei a navi militari e civili.
    Il suo “Certificato” finisce nel porto di Cagliari alla ricerca di un siluro perduto dalla torpediniera Cassiopea. Due immersioni il 14 febbraio 1914 ed una il giorno seguente fra 15 e 23 metri di profondità, ognuna di circa 20 minuti, per un totale di L.13.
    Questo “Certificato” è quindi un prezioso reperto storico che contribuisce ad una migliore conoscenza del palombarissimo e del periodo in cui prese vita quella che è poi diventata la grande scuola palombaristica viareggina.